Abstract
Il contributo esplora il legame inscindibile tra la formazione gruppoanalitica e l'intervento psicologico nelle istituzioni scolastiche ed educative, riletto attraverso il concetto clinico di "transito". L'autrice ripercorre quarant'anni di attività professionale, partendo da un'esperienza di deistituzionalizzazione in un istituto per minori degli anni '70, dove il dispositivo del gruppo (piccolo e mediano) fu utilizzato per scardinare logiche violente e favorire l'identificazione psicosociale. Il racconto prosegue nell'ambito della psicologia scolastica, analizzando come la "matrice" gruppoanalitica permetta di trasformare contesti rigidi in "botteghe d'arte" relazionali (metafora di A. Ferro). L'articolo denuncia inoltre il persistente vuoto legislativo italiano sulla figura dello psicologo scolastico, sottolineando la responsabilità etica di presidiare i transiti evolutivi e sociali per prevenire la cristallizzazione della psicopatologia.
