Abstract
Questo lavoro nasce dalla collaborazione tra psicoanalisti del Brasile e dell’Argentina, impegnati in pratiche con popolazioni vulnerabili attraverso accordi con i Ministeri dell'Istruzione di entrambi i paesi. Si tratta di interventi intersettoriali che trascendono i quadri clinici tradizionali, proponendo nuovi strumenti per interpretare le singolarità di ogni esperienza.
Nel marzo 2023, in risposta alla crescente escalation di violenza, è stata concordata la presenza di psicoanalisti nelle scuole di Porto Alegre e lo svolgimento di almeno quattro incontri tra psicoanalisti ed educatori. Attraverso l'analisi di una "vignetta" clinica in cui l'aula diventa scenario di violenza, esclusione e stigmatizzazione, vengono proposti strumenti interpretativi per ripensare i quadri e i referenti che sostengono la pratica psicoanalitica. Il lavoro riflette inoltre sulle logiche che plasmano le soggettività e le dinamiche istituzionali. Si sostiene l'attivazione della "capacità negativa" come mezzo per aprirsi all'ignoto, smantellare i pregiudizi e rendere possibili incontri trasformativi. La nozione di "perdersi" viene rivendicata come percorso verso il nuovo, mentre viene esaminata criticamente la logica categoriale che classifica ed esclude. Da una prospettiva prospettivista, si argomenta che ogni fenomeno esprime un punto di vista — e che percepire significa entrarvi a far parte.
L'intervento psicoanalitico viene presentato come un dispositivo di instaurazione, capace di legittimare forme di esistenza emarginate e di aprire spazi per la trasformazione soggettiva e collettiva. L'opera invoca un'etica dell'incontro e pratiche che spostino i confini dell'istituito, rendendo possibili nuove forme di "comune".
