Abstract
Le dinamiche che portano una collettività al conflitto aperto affondano le radici in processi inconsci che la sola analisi politica non riesce a saturare. Integrazione tra prospettiva psicoanalitica e lettura polisanalitica, il saggio esplora la grammatica profonda dell'ostilità — dalla fabbricazione dell'alterità nemica all'eredità dei traumi transgenerazionali — suggerendo una lettura controintuitiva della vendetta, qui intesa come disperata richiesta di riconoscimento relazionale. Il passaggio dalla catena del risentimento a una reale possibilità riparativa viene rintracciato nell'attraversamento del lutto e nella funzione del perdono. In questo percorso, i dispositivi di gruppo si rivelano snodi decisivi: spazi in cui la saturazione identitaria cede il passo a una rielaborazione collettiva del senso e alla tenuta del tessuto sociale.
