Abstract
L’integrazione dell’intelligenza artificiale e la capillare diffusione dell’architettura di rete impongono una revisione delle categorie con cui interpretiamo la sfera pubblica e la conoscenza. Rileggendo la nozione eraclitea di polemos, questo lavoro esamina le dinamiche di polarizzazione e post-verità non come semplici deviazioni informative, ma come effetti strutturali dei media digitali — caratterizzati da istantaneità, disincarnamento e monetizzazione del dissenso. In tale scenario, l'adozione acritica dell'IA generativa rischia di tradursi in una pericolosa delega interpretativa. Richiamando il distinguo hegeliano tra ciò che è soltanto «noto» e ciò che è realmente «conosciuto», il testo intende mostrare come lo sforzo cognitivo e l’accettazione della fragilità relazionale rimangano baluardi irriducibili contro la deriva prestazionale della tecnica, ponendosi quali condizioni necessarie per la costruzione di un'autentica prassi di pace.
